Immagini Recluse

Come ogni Sabato al San Pedro...

Cantiamo con le voci del CHACO

Come ogni Sabato al San Pedro...

.....e ci Perdiamo nei nostri Pensieri!

Parco Zologico di Mallassa (LA PAZ)

La visita al Parco Zologico con i Bambini del San Pedro

12 Aprile Dìa del Niño

Un giorno di FESTA al Centro Edcuativo Alegrìa

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giovedì 7 aprile 2011

Follie Calcistiche al San Pedro

Come disse il mio buon amico Gonzo, vivere a La Paz è una locura e una bellezza per una ragione: a La Paz i primi tre giorni della settimana si protesta con Paros y Bloqueos, due giorni si lavora e poi si fa festa per il weekend! Questo assioma di vita pacena ha tuttavia delle variabiliche ne stravolgono l'ordine e ve ne darò un esempio con le proteste che stanno colpendo in questi giorni le carceri boliviane.
Mensilmente il San Pedro da vita a qualche tipo di protesta, che di solito finisce con tante botte e tanto gas per tutti gli ospiti,che dal loro canto lanciano di tutto verso le grate protettive del posto di guardia....
Questo mese è la volta dell'incremento della diarìa, ovvero i detenuti vorrebbero un aumento della quota giornaliera di boliviani per il loro sostentamento. Attualmente questa è di 5,5 boliviani (il costo di un pacchetto di sigarette per intenderci o la metà di un pranzo completo in un chiosco) e i detenuti la vorrebbero aumentata di 3 volte, circa 15 boliviani. Ora, sicuramente è vero che la diarìa attuale sia molto povera, ma va anche detto che i problemi di questo pecualire carcere sarebbero diversi e ben più importanti, vi faccio alcuni esempi per cercare di farvi capire in quale inferno si possa vivere:
Un nuovo detenuto appena entrato è costretto a sborsare una cifra minima di 500 boliviani per avere diritto a vivere in una delle sezioni carcerarie, ovviamente più la sezione è quotata o meglio messa più il prezzo sale. Questi 500 se li dividono i delegati di sezione e il consiglio come tassa di gestione del carcere (ahahahahaah ovvero il cazzeggio dei boss); sempre appena arrivato il detenuto dovrà trovare un alloggiamento. Al San Pedro non ci sono secondini che ti portano nella tua cella, ma te la devi trovare da solo, affittandola da qualcun altro (prezzo per il buco + piccolo dai 200 boliviani della sezione San Martin ai 4-500 della sezione Pinos o Posta) o addirittura comprarla da chi esce o dai possessori di celle (prezzo d'aquisto del buco + piccolo 200$); oltre al prezzo della cella si dovrà pagare anche un'altra tassa interna per il "passaggio di proprietà".....naturalmente ai delegati e al consiglio.....e noi che ci lamentiamo della burocrazia statale.
Finito? macchè....il Carcere garantisce un pasto al giorno (sbobba immangiabile) per cui ognuno dovrà anche provvedere al proprio sostentamento, se è da solo, ma se vive in cella con la famiglia diventa dura, perchèovviamente ci saranno le spese per moglie e bambini...oltre alfatto che portarsi la moglie in carcere costa: 500 bioliviani da versare all'ufficiale di turno all'entrata! Vuoi lavorare dentro il carcere aprendo qualche piccolo chiosco? facile, paghi il pizzo alle guardie e ai delegati e puoi vedere tranquillamente la tua merce....non parlaimo dell'argomento alchool e droghe varie di cui poter usufruire altrimenti rischio di scriverne per ore....ma dati i presupposti immaginate voi stessi le dinamiche.
Il carcere non offre altri servizi, degni di questo nome, se non una Cappella dove andare a messa la domenica, un ufficio di assistenti sociali molto abili nel grattarsi il grattabile, un ufficio per assistenza psicologica con una donna per 1700 persone che passa la maggior parte del tempo a piangere per la disperazione.
Detto questo, vi sembrerà forse che il Motìn per la diarìa sia un pò eccessivo? quando non hai speranze ne aiuto da nessuno, quando non hai diritti e assistenza, verrebbe voglia di chiederli, se non per se per i propri figli, ma al San Pedro no, al San Pedro si richiede una miseria di qualche pesos in più al giorno, così i delegati e i capi sezione possono ingrassare e bere di più.....
Protestare quindi, ma tutte le proteste hanno dei limiti, specialmente quando inizia il torneo annuale di Calcetto!!!
Ebbene si, mentre tutte le carceri boliviane manifestano per i loro pesos al giorno al San Pedro si interrompe tutto per il maledetto torneo, con tanto di banda fatta di poliziotti, di discorso ufficiale dell' Assitente Sociale, che con gran vanto informa gli astanti sull'importanza dell'attività sportiva in carcere e il direttore dell'istituto che con la solita mimica del braccio alzato  (che sembra tanto un Mavaffffff), saluta l'inizio dell'evento!
a parte tutto, l'allegria ècontagiosa e superato l'incazzo iniziale, anche il sottoscritto si è ricavato ilsuo angolino sugli spalti (ovvero le passerelle delle sezioni) per godere dello spettacolo:
San Martin (la sezione del kinder, la MIA sezione) 4 - 0 Posta (la sezione dei fgihetti trafficanti)
FORZA SAN MARTIN
a breve le foto!!!!!
UN abbraccio

lunedì 4 aprile 2011

YAA...Storie di interlocuzioni paceňe

Il mio idioma fa progressi, la cacofonia italo-castigliana la fa ancora da padrone...è vero, tuttavia vivo in quel piacevole stato linguistico in cui inizi a distinguere i cambiamenti fonetici dello slang locale, le differenti forme linguistiche regionali e La Paz da questo punto di vista è un bacino molto interessante poiché quì convivono genti diverse: Quechua, Ahimara, boliviani del Sud con i loro forti accenti, campesinos di varie provenienze, comprese le comunità bolivo-brasiliane dell'est....
Insomma c'è molto lavoro di Osservazione per un curiosone come me e la voglia di mischiarsi almeno un pò con l'ambiente in cui vivo da un pò è molto forte.
Accade che inizi ad apprezzare e capire la lingua super-tamarra della Capitale: il Paceňo.
Questo slang ha una particolarità riconosciuta in tutto il Paese, oggetto di risa e prese per il culo, da parte dei detrattori e campanilisti di altre città boliviane: una interlocuzione molto curiosa, la cui vocale -A- cambia foneticamente di timbro a seconda del significato o del registro che si vuole comunicare. Questa parola è Ya,che in castigliano significa Già; ora. I Paceňi la usano sempre e in modo improprio come una vera interlocuzione da porre in ogni tipo di frase, mutandone di fatto il significato in "Si, Vero"; "SIIII?"; "Certo"; "Già, non è vero?", ma l'utilizzo più usato e più cafone è proprio quello originale. In città senti orde di ragazzi che dopo due o tre parole in una frase dicono: YAAAAAAAAAA con un suono quasi gutturale e forte, la -A- grattata in gola fino a raggiungere timbri da gargarismo con il colluttorio. Va di moda tra le ragazzine quando le loro coetanee sparano qualche idiozia o, peggio, battute sconce quando qualche povero disgraziato nano, gringo e paonazzo per lo sforzo della passeggiata quotidiana, passa dalle loro parti.....
Qualche esempio per farvi capire meglio:

A: "Hey come stai? Brutta sbronza ieri sera, yaaaaaa?"
B: YAAAAAAAAAAA

A: "La mia morosa mi ha mollato, meglio che domani esco con Anna....YAAAAA
B, C, D (insieme): YAAAAAAAAAAA

Il brutto di tutta la storia è che anche il sottoscritto ha iniziato, quasi per scherzo, ad fare uso di tali tamarrate e ora non riesco più a smettere.....YAAAAAAAAAAA
(cafone dentro)

Odissea Cochabambina 2: Rilassarsi

Dopo 11 ore a spiattellare il mio posteriore su di un sedile scomodo, alle ore 01:30 mi sdraio "comodamente" sul divano del gentilissimo ex detenuto che ci ospita, detto il Gonzo. 

Il Gonzo è straordinariamente alto, sorriso e battuta sempre pronta, un clown di un metro e ottanta con 45 di piede, perfetto!
La sua compagna equatoriana ci prepara un mate bollente e poi tutti a nanna, finalmente.
Al mattino mi alzo pesto, o meglio il Gonzo mi catapulta giù dal mio scomodo giaciglio nel salone di casa, mi trascina in cucina e mi porge un tazza di caffè. La tazza è in realtà una tanica di acqua bollente nera, ma stordito come sono penso mi farà solo bene. Infatti dopo la routine mattutina in bagno, mi lancio con barbara verso il centro del pueblo; un sole tiepido scalda il mio risveglio e l'aria è fantastica!
Dopo quasi due mesi di aria pacena, Cochabamba è una benedizione: l'ossigeno si fa strada nei miei polmoni senza alcuna difficoltà, è fresca, pulita e profumata dei fiori delle mille aiuole che ornano il centro cittadino, molto curato. Passseggiamo per la piazza centrale, prendiamo un refresco e chiacchieriamo con il Gonzo che ci fa da Cicerone; 



andiamo a vedere la immensa statua del Jesus Blanco che domina la città, dalla montagna; immaginate l'omonima statua di Rio de Janeiro, ma più grande.....i cochabambini amano poterlo ripetere. Dopo un pranzone all'italiana (io e barbara prepariamo una mega Carbonara per ringraziare dell'ospitalità), ci meritiamo una siesta, perchè il sole fuori inizia a picchiare e la passeggita mattutina mi ha lasciato in dono una piccola ustione sulla spalla destra, purtroppo sono bianchino e ho dimenticato la crema solare in casa!


Il pomeriggio altro giro, questa volta al mercato e questa volta in moto....almeno io vado in moto, mentre barbara opta per una pedalata in bicicletta. Vistiamo il penale di Cochabamba (deformazione professionale con carattere ossessivo) e poi il più profano Prado: una immensa via di locali dove rilassarsi e prendere un aperitivo, cullati dalla dolce brezza serale.





Purtroppo la dolce vitavolge al termine così. Giusto il tempo di gustare il pueblito e poi tutti a casa.
La sera infatti torniamo a riposare a casa del Gonzo per poi ripartire al mattino....l'incubo della Flota (Bus) persiste e arrivo con terrore al Terminal. La prossima volta......AEREO!!!!
Almeno il rientro notturno a La Paz ci regala una visione oramai familiare, ma sempre bella da poter mirare nuovamente: La città illuminata! Barbara la chiama "Il presepe"....come dargli torto?


Odissea Cochabambina 1: Andata

La stagione della Pioggia!
Quante volte avrò ripetuto questa parola durante il tempo che vi ho scritto? Vorrei eliminare questa parola dal mio vocabolario o usare la retorica harrypotteriana del "Colui che non deve essere nominato",ma guardate la sfiga che ha portato a quell'idiota di Veltroni con il suo "Il principale esponente del principale partito avversario"....lasciamo stare, sennò mi deprimo!
Insomma, durante il weekend appena passato, Barbara aveva necessità diandare a trovare un ex-detenuto a Cochabamba e io non mi sono fatto pregare: "ti accompagno", le ho detto.
E come dire di no? Cochabamba è famosa per due ragioni: la prima è di orgine recente, è la città dove nel 2006 si scatenò la cosidetta Guerra dell'Acqua, in cui il Governo decise di  espropriare i contratti privati (non ri cordo di quale multinazionale...la Nestlè???)per lo sfruttamento delle risorse idriche nazionali. La seconda ragione che rende cochabamaba una gradevole cittadina è che ilsuo clima è praticamente PERFETTO: 20°C tutto l'anno, scarsa umidità, una fresca brezza carica di profumi....un maledetto Paradiso!
Siamo partiti appena dopo pranzo, circa 400Km la distanza da percorrere, lo zainetto stracolmo di dolciumi, acqua,crema solare e l'immancabile macchina fotografica!
Al Terminal di La Paz ci svendono i biglietti per soli 20 Pesos (poco meno di 3 euro), la compagnia di viaggio fa schifo,ma tanto il viaggio sarà comunque scomodo,quindi meglio sintonizzare ilcervello sulla parola SONNO.....sì, dorimire sarà l'unica soluzione.
Il tragitto inizia e nemmeno me ne accorgo, russo che èun piacere (almeno è quello che riferiscono le male lingue), ma dopo un pòmi desto in un mare di sudore! Siamo fermi al Sole, senza aria condizionata, il paesaggio e splendido: l'altipiano che si distende a perdita d'occhio, colorato con tinte rosse, verdi e oro....stupendo. Penso che siamo fermi per una sosta, mi alzo e mi sgranchisco le gambette....ci vorrebbe una sigaretta, penso, così mi avvio veros l'uscita e dopo una bella boccata di aria fresca cerco con gli occhi la piazzola di sosta.....
....Cazzarola, sono nel bel mezzo di una autopista, una striscia di asfalto fino all'orizzonte in mezzo alla Sierra, solo che dal mio Bus, fino all'orizzonte si estende per kilometri una FILA IMMENSA di autovetture......

Che sfiga....vabbè mi faccio coraggio e attendo fiducioso.....dopo sole 3 ore di attesa (!!!)laprocessione di metallo e gomme si mette in marcia e riusciamo a capire cosa fosse successo: l'ennesima tragedia sull'asfalto, un autotreno che ha massacrato un autobus in un tremendo frontale, le carcasse delle vetture fanno impressione e non oso immaginare come sia stato cruento l'urto. Con un pòdi tristezza e angoscia tentodi riprendere sonno, mentre spero che il mio autista sia astemio....non come la maggior parte degli choferes boliviani. Prima che faccia scuro riesco a rubare dal Busqualche immagine dello splendido paesaggio che scorre veloce dal finestrino...

Tutto sembra procedere senza intoppi, ma al calare della notte ci fermiamo di nuovo.....
Scendo dal Bus, almeno posso ammirare il cielo stellato, che impressione, è stupendo! dopo una ora di visioni notturne ci rimettiamo in marcia, giusto per rovinare la vista con un altro incidente: un altro frontale tra le strette vie montane, due camion spiattellati l'uno sull'altro.....Che pena! non vedo l'ora di arrivare, il mio stomaco è ben avvezzo alla visione di eventi truci, ma inizio ad avere strizza!
stavolta col cavolo che prendo sonno, scambio due chiacchiere con Barbara, l'attesa e la stanchezza si fanno sentire, ho le chiappe squadrate dai sedili e il bimbetto davanti è un inesauribile pozzo di urla, strepiti e pernacchie, vorrei matarlosul posto, immagino la scena piùe più volte....io che affondo la stretta sul suo collo,mentre con le fiamme negli occhi gli ripeto diabolicamente: "spernacchia ora piccola canaglia"....
...Per fortuna la mia fedina penale è ancora intonsa e l'attesa finita: 11 ore di viaggio, sono arrivato, sono a Cochabamba

domenica 27 marzo 2011

Una Domenica al Mercato di El Alto

Bisognava smaltire la Movida dell'ultimo weekend e inoltre Pietro, il fotografo ospite nella casa dell'Associazione, domani se ne torna in Italia; quale migliore occasione di visitare uno dei mercati più sgangherati della periferia pacena?
Detto fatto, appena alzati (alle 14:00 !!!!....sai com'è, la notte è giovane), incuranti delle nuvole minacciose all'orizzonte, saltiamo sul primo micrò a disposizione e partiamo alla volta di El Alto.
El Alto è un pueblo a 4000mt che ora a tutti gli effetti fa parte di La Paz, anche se i suoi abitanti sono considerati paceni di serie -.B- , poichè quì vivono le fasce meno abbienti e chi è immigrato da poco in città.
....Inizia a piovere, il cielo è scuro, fa un freddo cane, ma oramai siamo stipati dentro il nostro micrò, insieme ad una piccola folla...l'autista sprona il minivan Nissan e partiamo per la scalata: una autopista tutte curve e fosse, trafficata da un formicaio di altri minivan, tutti scassati, rumorosi e maleodoranti! La pioggia batte forte, ma lo chofeur ha pensato bene di posticipare l'acquisto dei tergicristalli, così avanziamo spediti alla cieca zigzagando tra altre vetture altrettanto sconsiderate, ma per fortuna i miei recenti problemini intestinali, mi confondono e non mi lasciano intendere se me la stia facendo addosso per il cibo o per strizza!
Dopo 20 minuti di calvario arriviamo nel quatiere di El Alto dove si tiene il mercato domenicale, ma la scalata non è finita, perchè ci attendono una decina di minuti di scale per arrivare nel piazzale principale e iniziare la vera passeggiata; l'altura si fa sentire, si respira davvero male, ma il problema principale sono i torrenti d'acqua che sgorgano magicamente dalla cima della scalinata. Come in un maledetto campo minato bisogna evitare i bimbi che giocando saltano divertiti nelle pozze, i commercianti che lanciano secchiate d'acqua alla cieca, nel vano tentativo di rendere più accessibili le loro Tiendas sommerse dalla pioggia!....e infine.....le Cholitas, le indios che portano carichi immensi sulle spalle e che scendono giù per le scale ad una velocità vertiginosa e annientano chiunque si frappone tra loro e l'autopista giù in basso.
Finalmente guadagnamo la vetta e possiamo iniziare a "rilassarci" con la nostra passeggiata, certo il mercato non è affollato e colorato come mi aspettassi, ma abbiamo alcune commissioni da sbrigare per il nostro centro educativo e inoltre la vista di La Paz dall'alto, merita sicuramente la fatica



martedì 22 marzo 2011

Facce d'Angelo

Ieri sera parlavo con un amico che ha condiviso con me un periodo di volontariato dentro il San Pedro. Tanto per cambiare discutevamo di come dietro quelle maledette mura niente sia lo stesso; eppure quegli uomini, quelle donne e quei bambini, hanno braccia,gambe e testa come i loro simili che vivono fuori; eppure i miei valori, i miei occhi e le mie orecchie rimangono sempre gli stessi, certo subiscono l'influenza dell'esperienza quotidinana che metto da parte, ma sono gli stessi. Succede pertanto che in linea di principio io possa provare uno odio viscerale per chi abusa di donne e bambini o per chi si sia macchiato di terribili omicidi, ma poi....
Poi succede che campeggiando in quel villaggio,chiamato Penal De San Pedro, incontri un uomo, ancora giovane, fanciullo nell'aspetto e nelle fattezze. Quest'uomo si presenta talvolta ai nostri inconstri del Sabato,chiacchiera con me e altri Galeotti di attualità; è pacato, sorridente, gli piace cantare ed è pure intonato. Ti abbraccia con molto calore quando arriva e ugualmente quando si ritira nella sua cella; è brillante, le sue battute sono taglienti e indicano una intelligenza acuta.
Quest'uomo, questo ragazzo, si chiama Pablo (nome di fantasia) è un Sicario dei narcos e, durante la sua giovane età, ha ucciso più di 45 persone.
La cosa realmente strana non è certamente quella che in un carcere ci siano delle persone del genere, ma che io riesca a parlare amichevolmente con dei soggetti di questa tempra, la cosa che mi meraviglia ancora e ancora è che dentro il Penal la Relazione umana assume quell'aspetto di scambio assoluto, quasi primordiale e selvaggio, che ha posto le basi del genere umano....scambio puro, senza pregiudizi, confronto sano e genuino....che altrettando tranquillamente può "degenerare" con un colpo di pistola! Eppure al San Pedro accade raramente, in maniera e quantità minore, rispetto ad altre realtà carcerarie, dove le regole e la Polizia sono sicuramente più attente alla buona convivenza interna....ma questa è solo l'ennesima assurdità del carcere paceno

domenica 13 marzo 2011

Liberi di...Costruzione di una Relazione chiusa tra 4 sbarre

Abbiamo parlato di Relazione Sociale nella molteplicità delle sue accezioni, in molti di questi Post, se non fosse altro perchè riguarda il 120% delle attività di un volontario quì al San Pedro, tuttavia affronto determinate problematiche relazionali per la prima volta e questo Carnevale dentro il carcere mi è servito per viverle e adattarle alla mia persona. Così mi sono accorto che chi vive sigillato tra quattro mura per anni della sua vita, matura una capacità innata di pensare, ragionare, sragionare e, a volte, impazzire su quello che osserva in se stesso e negli altri ogni giorno della sua detenzione. Nel carcere ci si re-inventa, perchè il pensare e il pensiero è l'unica cosa, capace di farci sorpassare le barriere materiali entro le quali siamo chiusi. Il carcere ci logora dall'interno perchè ci costringe a costruire una logica ossessiva dietro i gesti più insignificanti: una occhiataccia di un amico può farci pensare che egli ci odii per una ragione che non potremmo mai comprendere e che ci lacererà dentro; l'occhiataccia di un nemico può essere letto come un tentato omicidio e potrrebbe indurci a non frequentare più una sezione del carcere per paure innominabili; nel carcere una parola sospirata si fa urlo e una diceria verità documentata. Dietro queste situazioni relazionali paradossali, si inseriscono poi le più classiche logiche di una comunità chiusa: le simpatie, le invidie, i clientelismi, la corruzione, gli amori e le gelosie...
Una sezione del carcere contro l'altra, un delegato di sezione contro il leader della fazione opposta e la sua cerchia; Nel carcere il simbolismo di ogni singolo gesto è suscetibile delle speculazioni più assurde e può essere interpretato come è più comodo dal "potente di turno" ed è questo uno dei nodi fondamentali su cui i volontari devono prestare la massima attenzione.
Il Kinder per i nostri bimbi, infatti, non giace tanto su fondamenta traballanti, per la maniera assurda in cui è stato costruito, ma perchè è soggetto ogni giorno alle "scosse" di un mondo di Relazioni instabili e imprevedibili: come volontario, per esempio, non posso abbracciare in maniera troppo affettuosa una delle mie piccole canaglie, poichè maleintenzionato che mi osservasse, potrebbe spargere la voce che Barbara ha scelto un pedofilo come educatore; come volontario non posso fermarmi più dello stretto necessario a bere qualche bicchiere con degli internos, poichè potrei sembrare un tantino "disinvolto" con Mr. Alchool e questo è male, anche il giorno di Carnevale, anche se tutti strisciano a terra gonfi di alchool come canotti; come volontario devo stare attento a scegliere le mie amicizie, poichè ogni internos ha uno status, una reputazione. Certo che posso e devo relazionarmi con tutti, specialmente con coloro che necessitano di un consiglio, di una parola, di ascolto e di affetto, ma ad ogni modo devo rispettare la"forma" e il potere costituto dietro le sbarre, perchè sfidarlo apertamente sarebbe come scuotere le fondamenta del faticoso lavoro di relazione di cui il Kinder è una magnifica espressione.
Come si può convivere con queste emozioni? Semplicemente ponendosi sempre e comuque delle "domande", re-inventarsi ogni giorno come fanno i detenuti del San Pedro, lasciando dietro l'uscio di casa, le paranoie, le paure. Cercare il loro stesso livello, ci fornisce quella necessaria tranquillità di fare bene, poichè sforzandoci di entrare nel turbinio dei loro pensieri, prima di tutto torniamo a casa con un bagaglio di esperienza e di crescita che altrimenti non potremmo mai avere; in fondo se ogni giorno non lavorassimo anche su noi stessi, riusciremmo a condividere ben poco con gli altri e la relazione diventerebbe un triste monologo interiore, senza scambio, senza umanità.
Naturalmente quello che posso offrirvi è una "finestra" sul San Pedro perchè se mi beccassero a fare foto sarebbero cazzi amri per tutti; quella che vedete dalla finestra è la sezione San Martin dove c'è il kinder per minori ciaooooooooo

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